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Fai la cosa giusta…prima di farla giusta!

PalmPretotype

“Beh, quest’uomo è un genio!”…questo mi è venuto in mente già alla fine della prefazione di Pretotype It (qui la versione italiana), il pre-prototipo di libro sulla pre-prototipazione di Alberto Savoia, un pamphlet che dichiarando la propria natura di bozza posta a verificare l’attrattività del concetto, ne risulta in qualche modo l’immediata incarnazione nelle mani del lettore. Alberto Savoia lascia giovanissimo l’Italia per la Silicon Valley dove, nel 2001, approda in Google. E’ responsabile del programma di sviluppo del prodotto Google Adv, la piattaforma pubblicitaria su cui Google ha costruito il proprio iniziale modello di business.  Si rende conto dell’enorme spreco di tempo e di intelligenza connesso allo sviluppo di prodotti sbagliati, tecnicamente perfetti, ma senza mercato, e avvia la sua ricerca su un metodo che porti a fare le cose per bene, soltanto quando si è certi che possono essere utili a qualcuno. Voi direte…basta fare un prototipo. Per Alberto è troppo, bisogna fermarsi prima e usare il minimo investimento per acquisire il massimo di conoscenza sull’impatto possibile di quel prodotto. Ecco il pre-prototipo, ovvero il pretotipo, neologismo pre-prototipato da Savoia quando iniziò a proporre il concetto ad amici e colleghi.

Il libro è innanzitutto uno stimolo a non fermarsi nella narcotica Terra del Pensiero, dove numerosissime Idee e altrettante Opinioni svolazzano nel cielo senza posarsi mai e diventare progetto. E’ un mondo che da molta sicurezza a chi lo abita, perché nella Terra del Pensiero non si fallisce mai! Un modo per uscire dalle mollezze della Terra del Pensiero è investire sulla realizzazione dell’idea che si crede giusta. Bene, ma se si prova a realizzare la propria idea, ricercando la perfezione prima di averla verificata, i rischi di fallimento sono altrettanto grandi: alla fine dello sviluppo sarà troppo tardi per aggiustare il tiro ed indirizzare correttamente le proprie risorse. La via indicata dal pretotyping porta a presentare un dimostratore prima possibile e con ogni mezzo (persino rietichettando prodotti di altri, o mettendo una dattilografa dietro un computer che riconosce la scrittura come ebbe a fare l’IBM!) per capire se l’idea che abbiamo è quella giusta e se ha senso investire per trasformarla in un prodotto.

Straordinario il racconto, ripreso da un articolo di Time del 1998, dello sviluppo del Palm Pilot, il vero precursore degli attuali smarphone. Jeff Hawkins, il suo progettista, veniva da un fallimento nell’ambito di un progetto simile e non voleva fallire una seconda volta. Preparò un modello in legno del dispositivo che intendeva sviluppare e andò in giro per mesi, ticchettando con un bastoncino su una interfaccia di carta per capire se il dispositivo era usabile, se stava in tasca e si poteva utilizzare nelle più disparate situazioni quotidiane, e poi passò allo sviluppo del vero prototipo…ma non voglio sottrarvi oltre il piacere della lettura e vi rimando al testo di Savoia. Per approfondire vi consiglio anche Pretotyping@Work, un testo complementare di Jeremy Clark, che insieme ad Alberto Savoia, anima i Pretotyping Labs.

2 Comments

    • Fabio Maria Montagnino |

      Caro Alberto,
      grazie a te per avere commentato il mio post.
      Come hai visto, il concetto ci piace molto e ci siamo veramente riconosciuti nell’approccio dei pretotipatori.
      Abbiamo scoperto il tuo lavoro grazie a Nino Lo Iacono, un nostro startupper fondatore della società WIB, che ha avuto modo di visitare Google nel corso di un viaggio premio in Silicon Valley…la prima macchina per il vending WIB è stato un pre-prototipo!
      Spero che avremo occasione di continuare a discuterne insieme.
      Viva il lupo!
      Fabio

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