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La triplice convergenza

Negli anni recenti della nostra storia, mai come oggi, si è registrata attenzione sul tema del lavoro, soprattutto quello dei giovani. E’ però necessario, in un mondo totalmente diverso da quello del secolo scorso, riscoprire il vero senso del lavoro, stimolare nei giovani siciliani una maggiore propensione all’imprenditorialità, un più profondo interesse verso la cultura di impresa, una maggiore diffusione degli strumenti del pensiero imprenditoriale come modi essenziali per valorizzare conoscenze e competenze acquisite negli studi e per facilitare la transizione studio-lavoro. In tutto il mondo, nelle economie avanzate, come in quelle emergenti ma anche in quelle a ritardo di sviluppo, è ormai largamente condivisa la necessità di spostarsi dalle politiche di creazione di posti di lavoro a bassa produttività per i giovani attraverso l’impiego di risorse pubbliche (scelta di policy che non induce sviluppo duraturo e sostenibile) verso politiche che sostengono i giovani nell’inventarsi nuovi lavori ad alta produttività che determinano un maggiore dinamismo delle economie, una maggiore propensione all’innovazione (scelta di policy che sostiene sviluppo accelerato e sostenibile).

Necessario ai fini dello sviluppo e dell’innovazione è il rapporto tra università e imprese, tra conoscenza e mercato. Per l’innovazione, infatti, imparare ad usare la conoscenza è altrettanto importante che svilupparla; per il successo dell’innovazione la verifica sul mercato è determinante. Il processo richiede quindi capacità realizzative, cioè tradurre idee in azioni (realizzazione di oggetti, materiali o immateriali) e di sperimentazione degli oggetti sul mercato per verificare se questi possono essere utilizzati con vantaggio, per migliorare la qualità della vita delle persone. I miglioramenti della vita sono i generatori di valore dell’innovazione.

In ambito universitario, ancora oggi, produrre pensiero e produrre cose sono ancora due attività distinte: produrre pensiero è una cosa, produrre cose è un’altra cosa. E produrre valore è un’altra ancora. Il tema non riguarda solo il contesto locale ma presenta forti criticità in Italia ed in Europa. Ma spetta al sistema universitario formare le nuove generazioni di innovatori (in grado di confrontarsi con nuove conoscenze scientifiche, nuove tecnologie, nuovi scenari di mercato, prodotti, imprese, consumatori) che possano alimentare la futura prosperità del Paese sapendo estrarre valore dalla conoscenza. Perché la sfida del futuro è quella di trovare nuovi spazi produttivi per i giovani, affinché le loro idee ed i loro progetti si traducano in risultati di sviluppo concreto per il Paese. Il mondo delle startup in Italia è un fenomeno recente (ha una decina di anni), ma sta già incominciando a mostrare i propri frutti nel Paese ed ha qualcosa da insegnare all’università sulla convergenza tra produzione di cose e produzione di pensiero. La convergenza tra produzione di pensiero e produzione di cose si può realizzare se le cose che vengono prodotte grazie a nuove conoscenze rispondono a concreti bisogni del mercato. Se così non è, la produzione delle nuove cose non è sostenibile da un punto di vista economico, non si può estrarre valore economico dalla conoscenza. Il significato della parola produzione è intimamente legato al concetto di trasformazione. Nell’economia della conoscenza la sfida della innovazione sta nella convergenza, nella integrazione, nella intersezione tra la trasformazione delle idee e quella delle cose, con una visione integrata tra tecnologia, business e customers (approccio tipico del Design Thinking come integrazione tra product design e business design).

Il mondo delle startup innovative, gli incubatori di impresa universitari, sono per adesso l’avanguardia, la prima linea della sperimentazione dei processi di connessione conoscenza-mercato vicini alle università. Ciò ovviamente è tanto più vero al Sud, dove la domanda industriale verso i centri di ricerca è molto debole. Per questo è importante guardare anche al mondo delle startup per ricercare forme nuove di rinnovamento della formazione universitaria, per rispondere alle sfide che il mondo di oggi pone soprattutto ai paesi avanzati, per rendere i percorsi formativi coerenti con il paradigma dell’economia della conoscenza. Nel nostro Paese poco si è fatto in termini di educazione dei giovani al pensiero imprenditoriale e il Paese soffre della mancanza di un adeguato numero di imprenditori innovatori di nuova generazione. Sono anche convinto che il pensiero imprenditoriale sia un mezzo per connettere più efficacemente teoria e pratica, per favorire ed incoraggiare i giovani ad applicare le conoscenze acquisiste negli studi universitari. La traslazione della conoscenza generalista e teorica in conoscenze market specific attraverso il pensiero imprenditoriale abbatte le barriere tra teoria e pratica e realizzano una triplice convergenza tra produzione di pensiero, produzione di cose e produzione di valore. Su queste sfide bisognerebbe puntare per rigenerare il sistema educativo con l’obiettivo di un futuro migliore per i nostri giovani.

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